domenica 28 agosto 2011

E’ legale il Booster di Vodafone?


Non vogliamo qui dare una risposta certa, ma solamente discutere di opinioni diverse in merito, basandoci su quanto si riesce a carpire dalle norme italiane in materia.
In definitiva sembrano esserci delle regole che impongono l’obbligo di installazione di dispositivi connessi alle reti pubbliche, come è quella di telefonia fissa e quindi l’Adsl, da parte solamente di tecnici iscritti ad un apposito albo.
Vodafone non parla di ciò sul suo sito, ma effettivamente l’applicazione di una norma del genere imporrebbe allora l’installazione di qualsiasi router wifi domestico da parte di un tecnico, secondo alcuni.
Ipotesi che sempre secondo alcune persone sembra irrealistica, anche perché la stessa nuova normativa dovrebbe riguardare solo dispositivi che connettono più di 10 punti di connessione finale e non i dispositivi più semplici, come i router, dispositivi cioè che richiedono operazioni di installazione molto semplici come il solo inserimento di un connettore di rete.
Forse per questo motivo anche per il dispositivo Vodafone Booster non vi sono indicazioni particolari in merito, trattandosi in pratica di un dispositivo simile al router e destinato all’uso domestico, che dovrebbe in definitiva consentire non più di 10 punti finali di connessione.
Ma i nostri sono solo voci raccolte in rete, senza volere certo prendere posizione o dare pareri qualificati su tematiche così delicate.
La tematica invece più leggera, si fa per dire, è quella forse meno strettamente di tipo legale, ma più vicina al modo di interpretare le regole di internet, ed alle convinzioni contrastanti sul lecito utilizzo della rete.
Un po’ come per lo scambio di files tramite p2p, ognuno dovrebbe poter veicolare ciò che vuole su internet, secondo alcuni, mentre altri sostengono che vadano messi dei filtri a tutela delle risorse di navigazione di tutti gli utenti.
Ad esempio alcuni operatori, pur senza violare direttamente la privacy dei clienti, bloccano alcuni tipi di traffico, come appunto i protocolli p2p, per esempio eMule.
Ciò evita l’intasamento della rete da parte di pochi utilizzatori che scaricherebbero enormi quantità di dati a scapito di altri che hanno un utilizzo più regolato di internet.
Secondo alcuni ciò limiterebbe però la libertà di navigare, o addirittura la privacy.
Difficile anche qui dare una risposta certa su opinioni diverse.
Una cosa simile avverrebbe con la Vodafone Booster, che utilizza seppur in modo indiretto le reti di altri operatori per far transitare il proprio traffico telefonico.
Anche in questo caso è comunque l’utente finale a decidere di far passare le chiamate Vodafone sull’adsl di altri gestori, e quindi è il cliente che dovrebbe poter transitare i dati che vuole sulla propria adsl, ma il discorso è ovviamente molto più complesso e spinoso.
Per ora non vi sono risposte precise, ma queste sono le possibili problematiche che si potrebbero presentare in futuro, sulla terra di internet, un territorio dove i confini di competenza dei regolamenti sono spesso labili e confusi.